Riina malato di dignità chiede la scarcerazione

Riina malato di dignità. “Penso che mio padre una morte dignitosa non l’ha avuta, l’hanno ammazzato lasciando lui, la moglie, e Domenico Russo in macchina senza neanche un lenzuolo per coprirli. Quindi di dignitoso, purtroppo, nella morte di mio padre non c’è stato niente”. Queste le dichiarazioni di Rita Dalla Chiesa di fronte alla decisione della Cassazione che, in nome di una “morte dignitosa“, ha accettato la richiesta, avanzata dagli avvocati di Totò Riina, di differimento dell’esecuzione della pena o, in subordine, di detenzione domiciliare. L’ordinananza ha suscitato grande scalpore da parte dell’opinione pubblica e , soprattutto, rabbia e costernazione tra i parenti delle vittime di mafia. Impossibile dimenticare lo scoppio della “bomba degli orrori” in via dei Georgofili, a Firenze, nei primi anni ’90, opera del Riina di cosa nostra, definito da Falcone e Borsellino un “boss sanguinario e privo di scrupoli”. Insieme a Rita Dalla Chiesa insorgono Sonia Alfano, parlamentare del Mdp, Franco La Torre ed altre figure simbolo della lotta antimafia. La richiesta di differimento della pena, respinta dal tribunale di Bologna lo scorso 22 marzo ( sentenza 27.766), viene oggi ribaltata dalla Cassazione che ribadisce il “diritto a morire dignitosamente”. Un altro duro colpo per L’Italia delle contraddizioni.

Riina malato di dignità. Il boss di cosa nostra, ultraottantenne ed “affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa” potrebbe , ancora una volta,“ in ragione di una grave cardiopatia ed eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili”, scardinare l’ambiguo e controverso dispositivo di controllo di una giustizia in bilico tra “ratio” e sentimentalismo etico. Si mette, così, in discussione, lo stato di pericolosità di un individuo, criminale di un tempo che fu, salvato e accudito dai suoi stessi detrattori che, oggi, difendono a spada tratta una pietas negata a chi, a causa della giustizia, ha donato la propria umile vita.

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