Europee? Cerchiamo di capirci qualcosa

Tra il 22 e il 25 maggio si terranno le ottave elezioni del Parlamento Europeo. A essere coinvolti saranno i 28 stati membri dell’Unione Europea che autonomamente hanno scelto la data di apertura delle proprie urne. In Italia si voterà domenica 25 maggio.

 Cerchiamo di capire come è composto il Parlamento per il quale andremo a votare, in che modo si svolgono le elezioni e quali sono i candidati di riferimento delle coalizioni europee. Innanzitutto occorre specificare per quale motivo queste elezioni europee appaiono diverse dal solito. I sette gruppi parlamentari nei quali si riuniscono i partiti europei, infatti, hanno espresso sei candidati alla presidenza della Commissione Europea, una carica che non è eletta dal parlamento bensì designata a maggioranza qualificata dal Consiglio Europeo. In che senso allora un gruppo parlamentare corre per l’elezione della presidenza di un organo che non sembra competergli? Poiché per tale nomina il Consiglio deve tenere conto del risultato delle elezioni del Parlamento Europeo. In sostanza quindi, il presidente della Commissione Europea appartiene al partito che vince le elezioni per il Parlamento Europeo. La differenza con il passato sta nel fatto che questa volta il candidato presidente è espresso dai partiti prima delle elezioni e non dopo, cosa che ha come conseguenza una maggiore riflessione e un più ampio confronto sulle intenzioni e i propositi che i candidati esprimono a livello programmatico nel periodo pre-elettorale.

Come accennato, i gruppi parlamentari che attualmente compongono il Parlamento Europeo sono sette, ai quali si aggiunge il gruppo dei non iscritti a nessun partito, e riuniscono gli undici partiti europei che hanno eletto dei rappresentanti in parlamento:
il Partito Popolare Europeo (PPE)
l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (Partito Socialista Europeo, S&D / PSE)
l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa più il Partito Democratico Europeo (ALDE-PDE)
il Partito Verde Europeo più l’Alleanza Libera Europea (V-ALE)
i Conservatori e Riformisti Europei più il Movimento politico cristiano d’Europa (ECR)
la Sinistra unitaria Europea più la Sinistra Verde Nordica (Partito della Sinistra Europea, GUE-NGL)
l’Europa della Libertà e della Democrazia (ELD)
Ai partiti europei è naturalmente iscritta la maggior parte dei partiti nazionali, quindi, in seguito alle elezioni, i deputati eletti dalle varie nazioni andranno a far parte del gruppo di riferimento del proprio partito.
Laddove un partito non sia iscritto e non si riconosca in nessuno dei gruppi esistenti, esso può collocare i suoi deputati nel gruppo dei non iscritti o fondare un nuovo gruppo, purché a questo partecipino almeno 25 deputati eletti in almeno un quarto dei paesi membri dell’Unione Europea.

Vediamo adesso più da vicino i candidati alla presidenza della Commissione Europea:
– Poche sono le certezze riguardo il candidato del PPE. Questi sembrava essere il lussemburghese Jean Claude Junker, uno dei nomi più noti del partito e già due volte presidente del Consiglio Europeo (1997 e 2005). Ma la sua candidatura potrebbe essere sostituita da quella di Christine Lagarde o Donald Tusk.
– Il candidato del PSE è Martin Schulz. Tedesco e attuale presidente del Parlamento Europeo, è colui al quale Berlusconi diede del “Kapò”. La sua visione dell’Europa non è certo rivoluzionaria, tuttavia egli punta a una maggiore coesione fra gli stati ed al superamento progressivo dell’austerity per tornare a politiche di crescita.
Il candidato della sinistra radicale è il greco Alexis Tsipras, sicuramente il nuovo della sinistra a livello europeo. Tsipras, leader del partito di estrema sinistra greco Syriza, ha ottenuto un grande consenso in molte zone d’Europa, e in Italia ha ispirato la nascita della lista di cittadinanza europea L’Altra Europa per Tsipras.
I candidati dei verdi sono José Bové e Ska Keller. Il primo, francese, è uno storico militante no-global con particolare attenzione alle questioni contadine; la seconda, tedesca, è già stata membro della Commissione per il commercio internazionale e della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia.
Il candidato dell’ALDE-PDE è Guy Verhofstadt. Di nazionalità belga, è un europeista convinto della necessità degli Stati Uniti d’Europa come esito di un percorso basato su una maggiore coesione tra i paesi membri.

Un discorso a parte meritano i partiti dell’estrema destra xenofoba europea che sembra vadano a stringersi intorno alla leader del Front National, Marine Le Pen. Reduce dal successo ottenuto in Francia la Le Pen ha presentato a Strasburgo, insieme all’austriaco Franz Obermayr del Fpo, il Manifesto dell’Alleanza Europea per la Libertà, facendo appello a tutti i partiti euroscettici e/o vagamente fascistoidi d’Europa. La contraddizione è evidente, in quanto il Front National e i suoi affiliati si caratterizzano per una totale opposizione nei confronti sia dell’euro che della stessa Europa. Ovviamente al momento non esiste alcun gruppo del quale partiti simili potrebbero far parte, e francamente, soprattutto in base alla regola che i membri di un gruppo devono essere eletti in più paesi europei, si spera non esista mai.

Questo, molto sinteticamente, è il profilo internazionale delle prossime elezioni europee, ma come si comportano i partiti in Italia? Lo vedremo la prossima volta.

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