Contraccezione e libertà religiosa in America
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le aziende private non hanno l’obbligo di pagare la copertura sanitaria per la contraccezione come previsto dall’Affordable Care Act. In caso contrario, ha spiegato il supremo organo giurisdizionale Americano, si violerebbe la libertà religiosa del cittadino, tutelata dalle leggi federali.
La controversia è stata aperta da due piccole imprese, la Conestoga Wood Specialties e la Hobby Lobby. Quest’ultima ha rivendicato di non essere contraria a qualunque forma di contraccezione, ma a quei rimedi come la cosiddetta “pillola del giorno dopo“, che, sempre secondo gli imprenditori coinvolti, impedendo all’uovo di impiantarsi nell’utero, potrebbero, potenzialmente, provocare un aborto. Uno degli argomenti di chi, al contrario, si oppone alle tesi della Hobby Lobby è che, in realtà non tutti gli ovuli fertilizzati sono destinati all’impianto; in un gran numero di casi la possibilità di aborto sarebbe comunque da escludere.Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scartato l’ipotesi che i principi che compongono il farmaco possano considerarsi come “abortivi”, in quanto agirebbero sull’ovulazione, e non sull’annidamento di un ovulo fecondato. In definitiva, la funzione della pillola non sarebbe quella di interrompere la gravidanza, ma di prevenire il concepimento.
Il dibattito su quando cominci la vita rimane aperto, il funzionamento della pillola ancora in discussione, e l’argomento estremamente sensibile e destinato a dividere. Da un lato, ci sono i sostenitori di chi ritiene che la riforma sanitaria debba coprire anche queste forme di contraccezione; dall’altro, tutti coloro che desiderano veder riconosciuta la propria libertà religiosa. La Corte ritiene che una legge dello Stato non possa obbligare il singolo a contravvenire alla propria fede. E in realtà, la decisione ha una sfera d’applicazione piuttosto ristretta: essa si rivolge esclusivamente alle aziende private a conduzione familiare, dove l’impresa si identifica, in pratica, col datore di lavoro.
I giudici stessi non sono stati unanimi. La decisione è passata con 5 voti su 9: Kennedy, Roberts, Scalia, Thomas, Alito hanno sostenuto le ragioni delle aziende. Alito ha ribadito l’importanza dell’accesso alla contraccezione, ma ha aggiunto che è possibile tutelare tale prerogativa senza minare il diritto alla libertà di fede.
Sussiste, poi, il timore che la sentenza possa creare un precedente. Giovedì la Corte ha esonerato lo Wheaton College dell’Illinois, un istituto Cristiano, dall’obbligo di compilare dei documenti governativi contrari alla propria dottrina religiosa.
Prevedibile la reazione di disappunto della Casa Bianca. Il portavoce Josh Earnest ha commentato che tale deliberazione mette al rischio la salute delle donne e che, pur non essendo in discussione la libertà di culto, le aziende non dovrebbero poter negare ai propri dipendenti dei benefici riconosciuti dalla legge. Ha aggiunto che il Congresso è al lavoro per garantire la copertura a tutte le donne escluse dalla tutela ma, alla domanda su quali siano le opzioni con cui verrà assicurata assistenza, ha risposto di «non essere, al momento, nella posizione di dare una risposta».
@claudia_pulchra
